Limen

Questo blog si propone di studiare il linguaggio, in maniera sperimentale e non sistematica-analitica, nei suoi diversi codici che sempre più si intersecano e si confondono, nei suoi differenti registri, stili, nelle sue molteplici funzioni, valenze, usi, sempre più addossate l'una all'altra, premute l'una contro l'altra, sconfinanti l'una nel suo contrario.

Si propone di indagare che cosa siano oggi "senso" e "significato" del linguaggio, perciò ogni senso e significato.

Tenta di incontrare il linguaggio direttamente, senza la mediazione di consunti saperi specialistici, ma con rigore.

Nei suoi valori e nel suo nichilismo.

Nella sua bellezza e nel suo orrore inanimato o anodino.

Nei suoi deserti e nei suoi boschi.

Nella sua confusione, nella sua incertezza, nelle sue derive deformanti sfruttate da ideologie e poteri, da mercanti e da tecnocrati, da presentatori televisivi e da poeti da star-system, nell'assurdità di neo-lingua della società dello spettacolo.

- E nell'eventuale, ancora possibile, chiarezza, esattezza, potenza lirica della parola.

martedì 28 luglio 2020

Diciannove rose - Un romanzo fantastico di Mircea Eliade




Per i primi tre quarti dell'opera, di fantastico sembra non esserci traccia, o quasi.

Seppure si insinui e poi irrompa, già dalle prime pagine, lo stra-ordinario.

Romania. Periodo comunista.
Nello studio di un famoso, anziano scrittore, Dumitru Anghel Pandele - dove questi sta lavorando assieme al suo segretario, Eusebiu, ad un libro autobiografico (in realtà in gran parte scritto dal segretario sulla base di appunti dettati dall'Autore) fanno irruzione due singolari personaggi, Laurian e Niculina, due giovani attori, che dichiarano commossi di avere, all'insaputa di chiunque, un rapporto di parentela con l'acclamato romanziere, e chiedono la sua benedizione per le loro nozze.

Il giovane, e soprattutto la giovane, sono sicuramente persone di grande carisma, cultura, fascino e talento, al punto che riescono a mettere in scena su due piedi diverse pantomime nello studio, poco dopo esservi penetrati, non attesi - da anonimi sconosciuti - dopo poche, brevi spiegazioni sull'ipotetico legame familiare - per loro cosa certa - con l'importante intellettuale.

Sorprende ed inquieta il segretario - quanto il lettore - la quasi immediata arrendevolezza, piena di simpatia , poi di fiducia, poi rapidamente di entusiasmo, dell'anziano scrittore.
Entusiasmo che in parte si trasmette all'inquieto osservatore - come al lettore - che pure resta perplesso, senza sapere cosa pensare di questo primo episodio, dei suoi due protagonisti, e della serie di episodi che rapidissimamente travolgono Pandele, che sembra o completamente in balia di un abile plagio ipnotico, oppure in balia di una rinnovata ispirazione sacra, che attraverso Laurian, la Musa Niculina e la loro compagnia, devia in tempi brevissimi verso la scrittura drammaturgica la sua attività, e verso una seconda giovinezza  artistica - e non solamente artistica - la sua vita.

Il lettore, come Eusebiu - che lavorava da anni a stretto contatto con lui - è lasciato in questa inquietudine, in questa incertezza.

Il protagonista attraverso i cui occhi viene vista l'intera storia è proprio questa figura secondaria di assistente, che resta sempre ai margini dello sviluppo delle vicende.
Invitato ad assistere alle rappresentazioni ed al lavoro della compagnia - rappresentazioni, lavoro e anche teorie teatrali di cui si è completamente innamorato Pandele - per qualche giorno, in seguito ad un incidente (una sorta di "incidente teatrale") riesce ad assistere a tutto questo in maniera molto frammentaria, restando frastornato, confuso, senza capire il perché di molte cose, senza poter dare un giudizio su ciò che sta succedendo.

Così a chi legge, si presentano frammenti piuttosto esaltanti (e contemporaneamente conturbanti, oscuri) sulla magia del Teatro intensamente riportata in vita da questa compagnia e dal suo teorico e regista, Ieronim Thanase; e frammenti che destano non solo inquietudine ma anche sospetto su tutto questo; passi come illuminati di un'aura di seducente luce sacra, in cui il mitologico, il leggendario, l'atemporale sembrano ridestarsi, animarsi e risplendere nell'arte di questi teatranti e nella nuova scrittura drammaturgica del Maestro; e passi in cui tutto sembra soltanto una manipolazione, un imbroglio, o, peggio, l'opera di invasati semifolli, quasi dei membri di una setta religiosa fanatica, come accecata dalle teorie mistico-filosofiche del regista.

Thanase concepisce il suo Teatro entro una visione escatologica, salvifica, quasi messianica - in cui l'arte scenico-drammatica può rappresentare la via della Libertà Assoluta, in un'era di inevitabile totalitarismo che ha ucciso ogni altra forma di libertà.

Compare anche un nuovo personaggio, Emanoil Albini, che si presenta (anche qui, da anonimo sconosciuto, e inatteso) a casa di Eusebiu, e gli racconta storie che (se veritiere) getterebbero un totale discredito su Niculina - uno dei pilastri della compagnia, di cui tutti i suoi membri sembrano misteriosamente innamorati, quasi da devoti adoratori; nonché una delle sorgenti principali della nuova Ispirazione del Maestro.
Discredito radicale e sordido, dai gravi risvolti non solo etici, ma anche politici, creando - nella Romania del totalitarismo comunista - una situazione molto pericolosa che coinvolgerebbe - stando a quanto sostiene il nuovo intervenuto - molte persone delle più alte sfere.

Tutto contribuisce a creare questo stato di sospensione, di non decidibilità, di mistero (alternato alle spiegazioni prosaiche e ciniche), di enigma (misto a sospetti morbosi); tutto spinge il giovane segretario, e il lettore, verso l'impossibilità di sapere quale sia la realtà, la verità delle vicende narrate frammentariamente, contraddittoriamente - eppure in maniera estremamente coinvolgente; in uno stato di incertezza sempre più radicale, fino a portare la mente ad una condizione di indicibilità, ad una posizione  i n  f o l l e, all'ammutolimento.

Oltre alla difficoltà di farsi un'idea univoca - anche approssimativa - di cosa stia effettivamente succedendo, attraversa la narrazione - fin dall'inizio - anche il piano mitologico, archetipico, metafisico, e si fa sempre più prepotentemente strada con lo scorrere incalzante delle pagine.
Non solo nell'arte dei teatranti, ma perfino nelle insinuazioni prosaiche e volgari di Albini (che appare da subito, verosimilmente, come un probabile pezzo grosso della polizia politica del regime)  fanno il loro ingresso, come metafore attraverso le quali leggere gli eventi, immagini metafisiche prese a prestito dalla mitologia e dalla storia delle religioni.
In particolare dallo gnosticismo (che a lettura ultimata, appare ragionevolmente come una delle possibili chiavi di interpretazione dell'intero romanzo).

Metafisica, mito, archetipi, leggende, magia del Teatro, voce delle Muse, si sovrappongono a vicende emotivamente trascinanti ed intellettualmente sconcertanti; sconcertanti in maniera piuttosto piacevole, in realtà, per chi sia abituato a considerare verità e realtà cose estremamente complesse - in un quadro dove l'extra-ordinario, ciò che va oltre la grigia quotidianità abituale, pulsa sempre più forte, più allarmante, più intenso, più passionale, più avventuroso, più oscuro, e nel contempo più luminoso.

Niculina può rappresentare la Sophia - il principio metafisico angelico-femminile che nella filosofia gnostica accende nell'uomo le Scintille ascendenti che lo riconducono verso la Luce radicalmente trascendente del Dio Straniero?

Il Teatro può essere una messa in scena di operazioni esoterico-alchemiche, attraverso cui sia possibile riscoprire il senso simbolico nascosto delle cose - di ogni più piccola cosa?

La Scrittura drammaturgica può essere il luogo dove cercare nuove forme di Libertà, in un'era che le ha eliminate tutte, e che sempre di più si dirige verso la completa chiusura, serrata, cieca, ineludibile, inevadibile, di questo carcere-mondo?


Poi, ad un certo punto, ben oltre la metà del racconto, la svolta: le metafore metafisiche divengono reale magia esoterica (o magia nera?) in azione, l'extra-ordinario si tramuta in miracolo (o sortilegio?) soprannaturale, la "magia" del teatro, della scrittura, delle leggende e degli archetipi diviene spaventoso, terrifico (o meraviglioso?) prodigio inspiegabile, il fascino di alcune persone diviene mostruoso (o stupefacente?) incantesimo/enigma oscuro, che verso la fine del testo, oltre ad intrecciarsi a pericolose trame personali-politiche, si tinge anche delle spettrali coloriture del giallo soprannaturale - o del noir fantastico.

La Sophia può assumere le sembianze di una orrida strega sogghignante?

O è il contrario?

La ricerca ardente di ricostruire un evento del passato - o la Verità che si è rivelata in quell'evento - - sempre gli gnostici, come altri filosofi, parlavano di  a n a m n e s i  - può far precipitare in un viaggio a ritroso nel tempo?

Il teatro, l'arte, la scrittura, possono avere implicazioni non solo simboliche, ma concretamente magiche? Mistico-salvifiche? O magari, invece, stregonesche? 

La scrittura - e la lettura - le leggende, il teatro, il mito, gli archetipi, possono essere la finestra per una  r e a l e  evasione dal carcere-mondo? 

Per un' u s c i t a  dal mondo?

O è stata tutta una folle illusione dovuta al mescolarsi di manipolazione settaria, fascinum personale ed artistico, stress da iper-lavoro e terrore della polizia politica?