Limen

Questo blog si propone di studiare il linguaggio, in maniera sperimentale e non sistematica-analitica, nei suoi diversi codici che sempre più si intersecano e si confondono, nei suoi differenti registri, stili, nelle sue molteplici funzioni, valenze, usi, sempre più addossate l'una all'altra, premute l'una contro l'altra, sconfinanti l'una nel suo contrario.

Si propone di indagare che cosa siano oggi "senso" e "significato" del linguaggio, perciò ogni senso e significato.

Tenta di incontrare il linguaggio direttamente, senza la mediazione di consunti saperi specialistici, ma con rigore.

Nei suoi valori e nel suo nichilismo.

Nella sua bellezza e nel suo orrore inanimato o anodino.

Nei suoi deserti e nei suoi boschi.

Nella sua confusione, nella sua incertezza, nelle sue derive deformanti sfruttate da ideologie e poteri, da mercanti e da tecnocrati, da presentatori televisivi e da poeti da star-system, nell'assurdità di neo-lingua della società dello spettacolo.

- E nell'eventuale, ancora possibile, chiarezza, esattezza, potenza lirica della parola.

giovedì 9 aprile 2020

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Sono andato a cena con la paura.
Era una dama affascinante, di poche parole.
Era vestita a lutto, all'antica, con la veletta, e sorrideva.
Abbiamo mangiato poco e bevuto un eccellente rosso.
Poche battute, sulla musica, il tempo, le foreste che scompaiono,
Molti sguardi.
Nascosta dalla veletta, mi guardava
Con uno sguardo interrogativo e sapiente.
Le ho sfiorato una mano.
Non l'ha ritratta.
Gli sguardi sono divenuti campi magnetici.
Una scarica elettrica tra le nostre dita,
Abbandoniamo il contatto.
I campi magnetici infuriano,
Tempeste di stelle, distanziate dal pudore.
Ha detto: "Devo andare".
Il cuore è diventato
Un tumulto, un terremoto di boati scintillanti.
Si è alzata.
Mi ha guardato
fisso negli occhi,
con un'intensità disperata.
Mi ha sorriso.
Si è voltata.
E' uscita dalla stanza.
L'eco di passi veloci uniti a
qualche soffocato singhiozzo.
Nel sangue del vino
Si è mescolata
l'acqua di
qualche lacrima.
Non l'ho seguita.
Ho pensato:
"Lo so, tanto.
Ritornerà."














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