Tu sei la luna,
Non il dito.
Sei l'intera ragnatela che scintilla
Ai raggi lunari,
Non soltanto il piccolo ragno in attesa.
Tu sei la sfera scricchiolante di suoni
Entro cui ti autopercepisci,
Sei lo scrigno
In cui pensi di essere racchiuso,
Antico gioiello impolverato dimenticato.
Sei il reticolo di immagini
Entro il quale pensi,
L'orizzonte lontano
Entro cui tu t'immagini,
L'orizzonte
Da cui ti allontani.
Sei la dimora in cui vivi,
Non soltanto la personalità empirica che la abita.
Sei il tuo corpo,
Non soltanto il suo ospite.
Sei l'intero spazio che percepisci,
In cui ti muovi,
Entro il quale ti autorappresenti,
Ti inventi,
Ti racconti,
Ti parli.
Sei l'intero palazzo e non una singola stanza.
Tu non sei il problema,
Nè la soluzione,
Sei il pianeta che è teatro
Di ogni guerra,
Di ogni pace.
Tu non sei la città,
Sei la valle su cui la città sorge.
Tu sei ciò che si compie negli sfondi,
Il cielo entro cui le creature si affaccendano,
Sei il vuoto,
Sei l'inconsistenza
Entro cui si consuma
Ogni cosa,
Sei il nulla,
Il tempo,
L'eterno.
Tu sei ciò che contiene ognuna di queste cose passeggere.
Tu sei la tua eternità.
Tu, sei l'Aperto.
La dimora, per l'uomo, è il suo duende.
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