Limen

Questo blog si propone di studiare il linguaggio, in maniera sperimentale e non sistematica-analitica, nei suoi diversi codici che sempre più si intersecano e si confondono, nei suoi differenti registri, stili, nelle sue molteplici funzioni, valenze, usi, sempre più addossate l'una all'altra, premute l'una contro l'altra, sconfinanti l'una nel suo contrario.

Si propone di indagare che cosa siano oggi "senso" e "significato" del linguaggio, perciò ogni senso e significato.

Tenta di incontrare il linguaggio direttamente, senza la mediazione di consunti saperi specialistici, ma con rigore.

Nei suoi valori e nel suo nichilismo.

Nella sua bellezza e nel suo orrore inanimato o anodino.

Nei suoi deserti e nei suoi boschi.

Nella sua confusione, nella sua incertezza, nelle sue derive deformanti sfruttate da ideologie e poteri, da mercanti e da tecnocrati, da presentatori televisivi e da poeti da star-system, nell'assurdità di neo-lingua della società dello spettacolo.

- E nell'eventuale, ancora possibile, chiarezza, esattezza, potenza lirica della parola.

lunedì 23 novembre 2020

Pavia, Agosto 2020, Ticino

 




L’unico vero “shining” è la percezione mistica del cosmo.

Da qui, possono, forse, in alcuni casi, discendere intuizioni preternaturali.
Ma, non è questo, ciò che conta.
Ciò che conta è la percezione cosmica, fine a sé stessa.
Per definizione, non ha, e non può avere, alcuno scopo estrinseco: è un fine in sé.
Le città che sorgono su un fiume, sul mare, alle pendici di montagne o colline, o quantomeno a ridosso dell’aperta campagna, sono per definizione più vicine alla Terra, più prossime, più favorevoli alla percezione mistica.
Sulle rive di un fiume, o del mare, o di un lago, in montagna, in collina o nelle loro adiacenze, in campagna anche, si respira più facilmente la Terra, si entra in contatto più facilmente con lo pneuma, il prana, il mana che emana Gea, l’aura che l’avvolge e si trasmette nelle vibrazioni magnetiche, telluriche, elettriche, geomantiche, mesmeriche sottili dell’aria.
Qui, se si fa esercizio di sospensione dal cinismo contemporaneo, è ancora possibile credere nel Piccolo Popolo, e in altre dimensioni leggendarie, e forse arrivare a sentire la loro presenza.
Qui, ogni albero ha una Driade, e ogni gabbiano, airone, poiana o cornacchia è espressione di uno Spirito.
Una farfalla è la volatile Psyché, o soffio vitale sacro.
Una libellula è la saettante Intuizione.
Il vento è (non rappresenta: è) Ispirazione.
Il canto delle cicale è un rumoroso coro di demoni selvatici benigni, teatro e pubblico delle corse folli di fauni e ninfe, cariche di gioia primitiva panica – il disco incantato del meriggio eterno di Pan.
Ogni sasso ha un segreto, e la brezza sussurra carmi misteriosi, silenti, carichi di malia sacra.
L’ombra fresca è un Giardino magico.
Ovunque ti giri, e guardi, e ascolti, potrebbe essere la scenografia per uno degli infiniti episodi che compongono la variopinta, politeista, policefala trama sontuosa del labirinto oscuro/fluorescente del Mito.
E tutto parla di Te.
E Tu non sei Te.
E il centro dell’esperienza non è più la piccola psiche autoreferenziale, la mente chiusa dentro sé stessa, secessionista dal mondo, ma il Cosmo.
Non più “mi piace” o “non mi piace”, ma “è”.
Non più “secondo me” ma “avviene”.
Non più “la mia storia”, “il mio punto di vista”, “la mia vita”, “la mia personalità”, “i miei gusti, le mie opinioni”, ma: la storia, il mito, la natura, l’uomo, gli animali, gli alberi, la realtà. Il mondo.
Non più il mio piccolo romanzo personale borghese, ma il “Romanzo – Mondo”.
Non più “a me sembra che”, “io penso che”, “temo”, “vorrei”, ma: L a R e a l t à.
“Dottor Huxley, descriverebbe questo stato come piacevole o spiacevole?”
“Né piacevole né spiacevole. E’ ”





(Fotografia: il Ticino visto dal Ponte Coperto, a Pavia)






















Nessun commento:

Posta un commento