Limen

Questo blog si propone di studiare il linguaggio, in maniera sperimentale e non sistematica-analitica, nei suoi diversi codici che sempre più si intersecano e si confondono, nei suoi differenti registri, stili, nelle sue molteplici funzioni, valenze, usi, sempre più addossate l'una all'altra, premute l'una contro l'altra, sconfinanti l'una nel suo contrario.

Si propone di indagare che cosa siano oggi "senso" e "significato" del linguaggio, perciò ogni senso e significato.

Tenta di incontrare il linguaggio direttamente, senza la mediazione di consunti saperi specialistici, ma con rigore.

Nei suoi valori e nel suo nichilismo.

Nella sua bellezza e nel suo orrore inanimato o anodino.

Nei suoi deserti e nei suoi boschi.

Nella sua confusione, nella sua incertezza, nelle sue derive deformanti sfruttate da ideologie e poteri, da mercanti e da tecnocrati, da presentatori televisivi e da poeti da star-system, nell'assurdità di neo-lingua della società dello spettacolo.

- E nell'eventuale, ancora possibile, chiarezza, esattezza, potenza lirica della parola.

lunedì 23 novembre 2020

HIGHLANDER, L’ULTIMO IMMORTALE – UN FILM FANTASTICO-INIZIATICO

 




Ho rivisto qualche giorno fa questo classico del cinema fantasy anni ottanta.


Durante la visione, e soprattutto riflettendo sul film successivamente, mi sono posto

 questo interrogativo: esiste un significato esoterico-iniziatico in questa favola 

fantastica?


Di simboli iniziatico-alchemici, ce n’è un intero stuolo: per esempio le colonne – 

guardiani della soglia che sovrastano l’ingresso (o uscita?) del negozio 

d’antiquariato – tempio in cui vive il protagonista; oppure il duello finale, con un

 evidentissimo s o l v i - alluvione di acqua, con fuoco ed elettricità ovunque, crollo 

di ogni cosa – e una misteriosa scritta al neon: SILVER, che crolla; poi un 

altrettanto evidente c o a g u l a: adesso – dopo un precipitare rovinoso nell’abisso –

 tutto è s o l i d o, la superficie su cui si poggiano i piedi è salda – e tutto si 

riconcentra in U n o.


Questi restano però, anche allo sguardo dello spettatore informato ed attento, di 

fronte al quale si rivelino, dei meri segni sparsi – finché non ci si interroga: quale è 

il significato di tutto questo? Cioè: dell’intera narrazione, presa come un organismo 

unico, unitario, compatto ed indivisibile?


Il significato sta tutto in quell’adagio che ritorna sovente nel racconto filmico: “Ne 

resterà soltanto uno”.


Fuori della metafora mitologico-fantasy: per una reale i n i z i a z i o n e esoterica, o

 anche “semplicemente” per un’iniziazione guerriera delle antiche civiltà (per 

esempio norrene o celtiche): occorre saper, poter f o n d e r e le qualità del Kurgan,

 la sua grezza potenza barbara selvaggia, telluricità sismico-animale, feroce, 

spietata, demoniaca, istintivo-bestiale-ferina, irriverente, fuori da ogni morale, 

legge e appartenenza, oscura, libertaria, libera, ribelle, violenta, dissacrante, 

dionisiaca, violentemente irruente (“E’ meglio bruciare subito che consumarsi 

lentamente”, è la sua massima - assomiglia per molti aspetti ad un guerriero metal;

 per altri ad un punk estremista, con oscure venature black-gothic) con le qualità 

dell’Eroe: nobiltà, disciplina, saggezza-prudenza-responsabilità-equilibrio-armonia,

 coraggio, nel senso alto del termine, alta sensibilità, altruismo, generosità, 

controllo, eleganza, arte, precisione tecnica, amore per la bellezza, capacità di 

innamorarsi e di stringere amicizie fraterne, meditazione, silenzio, contemplazione, 

elevazione interiore, raccoglimento, solitudine – di nuovo: nel senso alto del 

termine, otium, cultura nel senso migliore del termine.


Da notare un dettaglio importante: il Kurgan è tutt’altro che meramente un 

“istintivista”, uno “spontaneista”, una semplice espressione della “natura”: non 

abbiamo affatto a che fare con uno sprovveduto.


Si tratta invece di un personaggio estremamente consapevole, lucido, che utilizza in

 termini esoterici “il lato oscuro della Forza”: la pura potenza oscuro-tellurico-

magmatico-demonico-dionisiaco-magico-shaktico-stregonica, cavalcandola, 

sebbene in maniera selvaggia e amorale, convogliandola in una disciplina marziale-

alchemica, per quanto brutale, dirompente, barbara, disumana, violenta e spietata.



Questo il reale significato esoterico-iniziatico del “Non ne resterà che uno”: c o n i u 

n c t i o o p p o s i t o r u m.


E’ evidente, restando al caso della “semplice” iniziazione guerriera, che sono 

necessarie entrambe le classi di qualità, che devono andare a costituire un’unica, 

organica, compatta u n i t à.


Per esempio è evidente che un guerriero norreno era entrambe le cose, ed entrambe

 in maniera molto accentuata, estrema: Kurgan e nobile eroe.


Selvaggio, brutale e leale, culturalizzato, “spirituale”.


Berserkr e fedele, nobile, controllato, autodisciplinato guerriero inter pares, inserito

 in una comunità dotata di valori, simboli, regole, etica, ethos, miti fondatori, 

racconti condivisi, leggi, nomos, riti, Dei.


Naturalmente questa è soltanto la coppia di opposti più evidente.

In realtà nella scena-fulcro del film in cui il protagonista viene sollevato in aria, 

circonfuso di luce e di fulmini, invaso, attraversato, scosso alle fondamenta e 

potenziato da energie sovrumane, folgori celesti, scariche sismico-telluriche, volti e 

demoni di ogni tipo, si fondono t u t t i gli opposti: tutti i guerrieri-iniziati che siano 

mai esistiti, tutte le qualità, le esperienze, i saperi, le potenze, le forze, i poteri.


Non è un caso che in questa scena sia presente anche “la sua donna”: una donna 

estremamente coraggiosa, guerriera – non si spaventa né si tira indietro neanche di

 fronte all’impari scontro con un terrifico, feroce Kurgan, per aiutare il suo uomo –

 ma simultaneamente una p u r a f e m m i n a.


Fuori della metafora: la coniunctio oppositorum riguarda anche le polarità maschile

 e femminile.


Senza la presenza, e il soccorso, della “sua donna”, l’eroe avrebbe perso il duello: 

avrebbe fallito – soccombendo.


Questa “donna” rappresenta essenzialmente la polarità femminile interiore 

dell’eroe, ma naturalmente rinvia anche al fatto che la frequentazione da parte 

dell’iniziato di una donna reale, in carne ed ossa, una concreta Alterità umano- 

femminile con cui confrontarsi (specie se dotata di qualità come pura femminilità,

 intensità, sensualità, passione, potenza magico-shaktico-stregonica, ma anche 

integralità, nobiltà femminile, coerenza, fedeltà, alta sensibilità – eleganza – 

coraggio, dimensione guerriera femminile) può essere prezioso – se non necessario 

– per la riuscita dell’Opera (vedi: tantrismo, Fedeli d’Amore, troubadours occitani, 

poeti Sufi, Dante, Sex Magick, dionisismo e stregoneria come culle della potenza 

shaktico-femminile più autentica, selvatica, pura e primordiale).



Soltanto quando ogni oppositum è ricondotto ad Uno, l’Eroe può effettivamente 

gridare: “Io s o t u t t o !”.


Dove per “sapere” va inteso naturalmente ciò che intendeva Omero quando scriveva

 “Achille s a cose selvagge”: cioè a dire: non certo una “conoscenza” o un “sapere”,

 intesi in termini razionalistico-nozionistico-scolastico-accademici, ma una i n t e g 

r a z i o n e, profonda, di alcune qualità o Forze nell’Essere.


Emerge in maniera manifesta la Potenza, la stra-potenza, e simultaneamente, la 

felicità, la serenità, la Pace (vedi le sequenze finali del film) la compassione 

autenticamente, realmente, ontologicamente universale anche, che deriva dalla 

Coniunctio.



Cioè: dal ritorno al Sé. O dalla scoperta del Sé?


Sé, Realtà: non c’è più differenza, su questo piano.



Tutto diviene perfettamente t r a s p a r e n t e (come scriveva Ernst Jünger).



Forse esiste un ulteriore significato di questa massima: “Non ne resterà che uno”. E

 cioè: in effetti, la reale t e l e t é finale è, non soltanto perfettamente solitaria, 

concernente esclusivamente il singolo (o ancora meglio, stirnerianamente: l’Unico)

 ma, ineliminabilmente c o n f l i t t u a l e.


Naturalmente questo non significa che gli antichi iniziati, o guerrieri (o guerrieri-

iniziati) se ne andassero in giro a caccia di teste di altri loro simili. (Anche se questo 

principio è stato sicuramente anche a fondamento di duelli mortali, guerre e 

conflitti concreti di ogni tipo).


Questa è la metafora, la favola esteriore-analogico-simbolico-mitologica.


Né questo principio significa che il percorso – essenzialmente solitario – 

dell’iniziato escluda amicizie, sodalizi, lealtà a una comunità o ad un gruppo, 

giuramenti incorruttibili, amori fedeli, matrimoni (anche nel senso più alto, 

esoterico, realmente sacro, ieratico, del termine) o perfino l’appartenenza ad un 

gruppo o comunità iniziatici, in cui sono possibili cose come: aiuto reciproco, 

allenamento collettivo, “pratica”, esperienze condivise, condivisione di saperi e 

scoperte, “insegnamento”, etc.


Significa però che nonostante tutto questo – e nonostante il valore, profondo, sacro,

 anche iniziatico, di tutto questo – il singolo (“l’eroe dai mille volti”) di fronte alla t e

 l e t é, di fronte alla Soglia, di fronte al Supremo Mistero è in ogni caso 

essenzialmente s o l o.


Non soltanto: nonostante le amicizie, i sodalizi, le lealtà, etc, l’uomo che percorre il 

sentiero iniziatico, è, essenzialmente, posto in un a g o n e (sostanzialmente 

interiore) per la conquista dell’Essere, del Graal.


Per le donne – forse – è diverso. Non saprei: per le donne, forse, “iniziazione” ha 

integralmente un significato differente.


Per gli uomini che camminano lungo i sentieri misteriosi del bosco sacro (la “selva

 oscura”) in cerca del Graal, vale sempre questo: finché “penserai” (cioè riterrai a 

livello ontologico, profondo) che anche un solo frammento di Essere sia “fuori” di 

te, in qualcun altro per esempio (“maestri” di ogni tipo compresi) non potrai 

varcare la soglia.


Questo il significato reale, nascosto, esoterico dell’archetipica – ed ineliminabile,

 nonostante le ideologie moderne, per esempio progressiste- gender, oppure 

cattolico-progressiste – conflittualità intrinseca, ovunque e in ogni tempo, nei 

rapporti tra uomini.


Il che, lo ribadisco ancora una volta, non elimina affatto la possibilità di profonde e 

leali amicizie, sodalizi, anche iniziatici, tra uomini: al contrario: ne è il fondamento.


Si vede molto bene anche questo nel film, nelle scene dell’iniziazione del 

protagonista, grazie all’amico-sodale-maestro-insegnante (parte recitata da Sean

 Connery) oppure nella scena in cui compare l’amico-sodale-pari di colore.


Nell’iniziazione – di nuovo – assiste, ed è in realtà co-protagonista, si potrebbe dire

 c a t a l i z z a t r i c e, co-iniziatrice e co-iniziata (“the warrior in me is the woman in

 you”) e attivissima fautrice magico-alchemica la compagna dell’iniziando, il suo 

grande amore.


Ribadisco ancora anche questo: l’essenziale s o l i t u d o / s i l e n t i u m / 

indicibilità / enigma / dimensione di a g o n e - di fronte al Mistero non implica 

neanche l’impossibilità di un profondo amore, di una condivisione profonda, 

radicale, integrale, autentica, animica, viscerale, spirituale, esoterico-ieratica, sacra

 con una donna: al contrario, di nuovo: ne è il fondamento.


Naturalmente il reale motivo, la reale natura di questo principio agonale 

dell’esistenza, è sempre il principio esposto precedentemente: la necessità della 

concentrazione, sintesi di t u t t o in sé: o meglio, nel Sé.


C o n i u n c t i o o p p o s i t o r u m.


Infine: questo principio è anche il motivo per cui, in ultima istanza, qualsiasi 

definizione, ideologica, spirituale, religiosa, politica, filosofica, esoterica, 

caratteriale, personale, psicologica, o di qualsiasi altro genere, è inaccettabile per il 

singolo che aspiri alla liberazione/realizzazione.


Viene in mente anche il passo del Trattato del Ribelle di Jünger – reale fulcro 

dell’intero testo, in cui il pensatore tedesco descrive l’istante in cui il Ribelle, il 

singolo messo al bando (più o meno realmente o simbolicamente-interiormente: è 

identico, su questo piano) incontra sé stesso, l’autentico sé stesso o Sé, nella 

perfetta solitudine del bosco:


Sta in questo il piacere degli spiriti forti, fra i quali annoveriamo anche il Ribelle.

 In questo processo l’immagine riflessa si ricorda del modello originario da cui 

irradia e in cui è inviolabile – in altri termini: l’essere ereditato ricorda il 

fondamento di ogni eredità.


Questo incontro avviene in solitudine, e qui sta il suo fascino. Non vi assiste notaio

 né sacerdote né dignitario. In quella solitudine l’uomo è sovrano, a patto che sappia

 riconoscere il proprio rango. In questo senso egli è il Figlio del Padre, signore della

 terra, creatura nata in virtù di un miracolo. Quando avvengono questi incontri, 

anche l’aspetto sociale passa in secondo piano. Come nei tempi più remoti, l’uomo

 si riappropria dei poteri del sacerdote e del giudice. Si spoglia delle astrazioni, delle

funzioni, delle divisioni del lavoro. Entra in rapporto con il tutto, con l’assoluto, da 

cui trae una vibrante sensazione di felicità.


Ovviamente, a questo incontro non assiste neppure un medico.


(…)


Noi viviamo di questa possibilità: sfuggire alle funzioni.”


(Corsivo mio)


Aggiungo anche che possono esistere epoche, luoghi, comunità, gruppi, autori, 

poeti, artisti, filosofi, forme di sapere consolidato che favoriscono il percorso 

esoterico: il che non ne elimina la sostanziale s o l i t u d o.



Vengono in mente i versi di De André, dal suo album-testamento spirituale:


E che grande il mio tempo


Che solitudine


Che bella compagnia.”



Più di questo, non è concesso dire.


















Filmografia/bibliografia/discografia:


Highlander – L’ultimo immortale, di Russel Mulcahy, 1986


Negazione, Tutti pazzi, EP autoprodotto, 1985

Nerorgasmo, Nerorgasmo, 1997

Iron Maiden, Iron maiden, 1980

Iron Maiden, Piece of mind, 1983

Iron Maiden, Somewhere in time, 1986

Entombed, Left hand path, 1990

Sepultura, Arise, 1991

Furor Gallico, Songs from the earth, 2015

Agalloch, The mantle, 2002

Tangerine Dream, Legend, 1986

Rancid, ...And out come the wolves, 1995

Fabrizio De André, Anime salve, 1996 – in particolare la canzone che dà il titolo al

 disco

Ben Harper, Woman in you – la versione più bella di questa canzone è secondo me

 quella contenuta nel disco Live from Mars, 2001


Ernst Jünger, Trattato del ribelle, Adelphi, 1990

Julius Evola, Par delà Nietszche, Nino Aragno Editore, 2015

Hakim Bey, TAZ – Zone Temporaneamente Autonome, Shake Edizioni 

Underground, 1993

Max Stirner, L’unico e la sua proprietà, Adelphi, 1979

Daniele Bolelli, Per un cuore da guerriero, add editore, 2015

Morihei Ueshiba, L’arte della pace, Edizioni Mediterranee

Sun-Tzu, L’arte della guerra, Barbes, 2008

Joseph Campbell, L’eroe dai mille volti, Feltrinelli Editore, 1958

Salvatore Brizzi, Guerrieri metropolitani, Anima, 2014

Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Adelphi, 1968

J. Louis Cavalan, Hervé Vernay, Matteo Luteriani, L’arte del combattere – 

Intervista a Kenji Tokitsu, Luni Editrice, 1993

Hakim Bey, Il giardino dei cannibali. I viaggi filosofici di un sufi beat, Shake 

Edizioni Underground

Claudio Risé, Il maschio selvatico, Red Edizioni, 2002

Robert Bly, Per diventare uomini. Come un bambino spaventato si può 

trasformare in un uomo completo e maturo, Arnoldo Mondadori Editore, 1992

Anaïs Nin, Il delta di Venere, Bompiani, 1969

Henry Miller, Tropico del Cancro, Arnoldo Mondadori Editore, 1991

Lou Von Salomé, La materia erotica. Scritti di psicoanalisi, Mim Edizioni, 2018

Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi, Edizioni Frassinelli, 1993







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